domenica 14 febbraio 2016

Nastro Azzurro

I tesori (e i segreti) del Nastro Azzurro


Un’entusiasmante susseguirsi di curve lungo una sottile striscia d’asfalto chiamata Nastro Azzurro che, come il filo di una preziosa collana, unisce una dopo l’alta una serie di perle di rara bellezza, una collezione di emozioni indimenticabili date dal piacere della guida, specie di una moto, immersi in un panorama unico. Stiamo parlando della Costiera amalfitana e della SS163, meraviglioso tratto di costa Campania che si estende da Vietri sul Mare a Positano, congiungendo il golfo di Salerno a est alla Penisola Sorrentina a ovest. Il nome di questo tratto di costa, inserito nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’Unesco, deriva dalla città di Amalfi, antica Repubblica Marinara e centro principale della Costiera.

Il mare qui ha un colore verde smeraldo dato dal riflesso della folta vegetazione del Parco Regionale dei Monti Lattari, il gruppo montuoso che costituisce la dorsale della Penisola Sorrentina. Le spiagge sono per lo più piccole e nascoste, alcune “segrete” o difficilmente raggiungibili, ma tutte sono piccoli angoli di paradiso dall’acqua cristallina, fatte in prevalenza di ciottoli e scogli, con mare profondo. I borghi e le piccole cittadine sono come uno se lo immagina: una manciata di piccole case dai colori pastello raccolte intorno ad una chiesa dalla cupola maiolicata, il piccolo porticciolo con i gozzi ormeggiati, i pescatori che riparano le reti e, nelle belle giornate di sole, i bambini che giocano sulla spiaggetta.

Fra i più caratteristici borghi della Costiera Amalfitana c’è Cetara, un borgo di pescatori incastonato ai piedi del monte Falerno, lontana dal turismo di massa e ancora legato alle attività economiche tradizionali quali la pesca e la lavorazione del pescato. La piccola spiaggia di Cetara, uno scampolo di ciottoli strappato alla scogliera, è perlopiù utilizzata dai pescatori per tenerci in secca i gozzi, le tipiche imbarcazioni utilizzate per la pesca lungo la costa. Nei mesi estivi, invece, sono i giovani napoletani e salernitani, diretti soprattutto alla spiaggia sottostante la possente torre di guardia, a farla da padroni trasformando il tranquillo borgo in una vivace località turistica. Pur essendo adiacente al paese, sia la spiaggia che le acque sono in genere molto pulite e il sole resta fino a pomeriggio inoltrato.


A sinistra della torre di Cetara, lungo la SS163 Amalfitana in direzione di Vietri sul Mare, c’è un’altra spiaggia, un poco più grande, la spiaggia di Lannio o Lagno. Il nome sembra derivi dal lamento delle anime dei monaci trucidati dai saraceni mentre pregavano presso l’altare della Vergine dell’Annunziata, la cui edicola tutt’oggi si trova in una piccola grotta sulla destra della spiaggia. Anche a tavola Cetara continua a regalare emozioni, con quella che forse è una delle specialità più rinomate della costiera, gli spaghetti alla Colatura di Alici. Un piatto dal sapore unico frutto dall’arte di salare e quindi di filtrare il liquido ambrato dall’intenso sapore, ottenuto della sapiente stagionatura e pressatura delle alici salate.

Cetara è solo uno dei tesori di questo minuscolo lembo di Campania, dietro ogni curva dei 37 chilometri del nastro d’asfalto della SS163 Amalfitana, si cela una nuova meraviglia, tante specificità che convivono armoniosamente tra loro. Paesaggio, arte, storia, cultura e civiltà qui si fondendo in una perfetta simbiosi. Qui tutto è patrimonio dell’umanità.

giovedì 14 gennaio 2016

Campi Flegrei

In moto tra vulcani, onde e tesori


Basta una manciata di chilometri in direzione nord dal centro di Napoli per trovarsi nel cuore del più grande super-vulcano attivo del mondo. Certo, detta così la cosa può dare qualche preoccupazione, ma è proprio questa caratteristica che rende unici questi luoghi. Le poche decine di chilometri di questo breve itinerario ci consentiranno di fare un vero e proprio viaggio nel mito, attraverso la natura selvaggia, storia millenaria e la legenda dei Campi Flegrei. Viaggio sempre bellissimo, straordinario in sella a una moto.

Superata la collina di Posillipo, che separa la baia di Napoli dal golfo di Pozzuoli, entriamo nei Campi Flegrei. Siamo ancora a Napoli, ma già si scorgono le case colorate del lungomare di Pozzuoli. Nell’aria, nelle giornate in cui soffia il “vento di terra”, si sente forte l’odore dello zolfo sprigionato delle fumarole del vulcano attivo della Solfatara. Seguendo la strada che costeggia il mare giungiamo al porto della cittadina flegrea, si arriva prima alla vecchia darsena, dove i pescherecci trovano riparo quando il mare è “cattivo”, e poi alla nuova banchina dove attraccano i traghetti che collegano Pozzuoli con le isole di Procida e Ischia. Desta sempre una certa meraviglia vedere il dislivello di quasi tre metri tra la vecchia banchina e la nuova, segno della fase negativa del bradisismo, il fenomeno vulcanico che solleva e abbassa il suolo di quasi tutto questo tratto di costa.


Questo meraviglioso angolo di Campania che si affaccia sul mare fu scelto prima dai greci (740 a.c.) per fondarci Cuma, la prima delle colonie in Occidente, e poi dai romani (dal 334 a.c.) per costruirci ville e dimore dove “riposarsi” delle fatiche della capitale.Continuando in direzione nord si arriva ad Arco Felice e al lago d’Averno (dove il poeta Virgilio colloca l’ingresso agli Inferi), poco più avanti c’è all’antico l’ingresso monumentale alla città di Cuma. Da qui inizia la strada provinciale 531 dello “Scalandrone” che con qualche bella curva, un paio di tornanti e soprattutto con un panorama spettacolare, può aggiungere il piacere della guida, in macchina o in moto, a questo breve itinerario. Lasciato lo Scalandrone ci troviamo sul porto di Baia. La strada passa tra i pochi resti non sommersi dell’antica villa Imperiale dell’imperatore Claudio, come la grande cupola del tempio di Diana, il tempio di Mercurio e quello di Venere. Ancora qualche curva e giungiamo al castello Aragonese dalle cui terrazze è possibile vedere, quando il mare è calmo, i resti della villa romana sommersa. Lasciato alle spalle il castello, la strada inizia a scendere rapidamente verso il mare, e in pochi minuti eccoci arrivati a destinazione; la spiaggia di Miliscola e Capo Miseno, all’estrema punta della penisola flegrea.

Questa è una spiaggia alla quale io, come tantissimi altri napoletani, sono molto legato. Una lunga e sottile striscia di sabbia vulcanica che separa il lago Miseno dal mare. A sinistra il promontorio di Capo Miseno con il faro, a destra il monte di Procida e di fronte le isole di Procida e Ischia. Capo Miseno deve il suo nome alla mitologia. Miseno, compagno di Enea, racconta Virgilio, fu seppellito sotto un immenso tumulo (il Capo Miseno per l’appunto) dopo aver trovato la morte in mare per aver sfidato Tritone. Al di là dalla sensazione di “mistero” che trasmettono questi luoghi in cui si respira la mitologia, quello che è facile notare, facendo attenzione agli “evidenti” indizi, è che siamo sul “bordo – nord” del super-vulcano dei Campi Flegrei. I resti di antiche caldere vulcaniche, il tufo giallo e la sabbia scura di cui è fatta la spiaggia, i non lasciano dubbi.


Questa spiaggia che veniva usata come scuola militare per la flotta dell’impero romano (da cui il nome “Miliscola”), in estate si affolla di bagnanti accaldati alla ricerca di frescura. Lungo i suoi quasi 2 chilometri, ci sono decine di stabilimenti balneari, alcuni “popolari” alti “esclusivi”, molti con nomi mitologici come Enea, Virgilio e così via. Fedele alla sua antica vocazione “militare”, tutt’oggi, ci sono gli stabilimenti balneari delle forze armate. Una giornata trascorsa a Miliscola e Capo Miseno può offrire molto di più di una piacevole nuotata. Tra le tante passeggiate possibili, intorno al lago Miseno o salendo sul promontorio verso il faro, è molto interessante la visita al vicino centro storico di Bacoli (piccolo comune che affaccia sul lago Miseno). Oltre al fascino del piccolo borgo marinaro, sarà possibile visitare la Piscina Mirabile, l’antica cisterna di acqua potabile costruita in età augustea. E’ la più grande cisterna mai costruita dagli antichi romani. Il suo scopo era di approvvigionare di acqua le navi della Classis Misenensis della Marina militare romana che erano ormeggiate nel porto di Miseno.

sabato 15 agosto 2015

Irlanda

Irlanda 

Irlanda 2015, un viaggio in HDR



La Wild Atlantic Way è la strada costiera più lunga e spettacolare d’Europa con i suoi 2500 chilometri ininterrotti di magnifici paesaggi costieri, altissime scogliere e vivaci cittadine con incantevoli porticcioli, spiagge nascoste di sabbia bianca e baie dove il verde delle colline scende fino a toccare il blu del mare.
La Wild Atlantic Way è un'esperienza unica!

E' proprio il desiderio di percorrere la WAW che mi ha spinto ad attraversare tutta l'europa per arrivare nella verde Irlanda. L'itinerario che ho previsto per raggiungere la mia "meta" mi consente di visitare cittadine e di percorrere strade che non solo aggiungono valore al viaggio ma mi consentiranno di evitare l'odiata autostrada.



Quindi... prima tappa Oggiono (LC). Da qui una "veloce" ma emozionante esplorazione del lago di Como.






Lasciato il lago di Como riparto in direzione Svizzera dove ho tracciato un itinerario che mi farà passare per il passo del San Gottardo (2106m), il passo della Furka (2436m) e il Passo del Grimsel (2164m).






Dopo aver "scavallato" la Svizzera, faccio tappa in francia, nella regione dell'Alsazia, a Colmar.




Ancora una tappa di avvicinamento e arrivo in Belgio a Bruges.







La prossima tappa mi porterà in Inghilterra a Salisbury, attraversando lo stretto della Manica via mare da Calais a Dover per vedere le bianche scogliere.







Ancora un traghetto (Fishguard - Rosslare) e finalmente eccomi in Irlanda ad assistere al primo incredibile tramonto!!!!



Confesso...ero scettico circa l'Irlanda! Mi veniva di paragonarla alla Norvegia, immaginavo questa "piccola" isola non potesse competere con lo spettacolo dei fiordi, delle scogliere, della natura selvaggia dell'estremo nord d'Europa. Mi sono dovuto ricredere!!! Ci sono tante cose in comune, ma non sono assolutamente paragonabili. L'Irlanda mi ha fatto sentire tutt'insieme una sensazione di "dolcezza" e di "violenza", di "allegria" e di "severità". Difficile da spiegare, facile innamorarsene.
Ho percorso buna parte dei 2500Km della Wild Atlantic Way, facendo anche qualche deviazione per aggiungere ulteriori "chicche" all'itinerario, ma dopo circa 10 giorni in questa fantastica terra, appena messo piede (e ruote) sul traghetto che mi avrebbe riportato in Inghilterra e poi a casa, il senso di nostalgia e il desiderio di ritornare era già enorme. L'Irlanda ti resta nel cuore, me lo avevano detto, è vero!













































































































Il senso di malinconia che provo dopo aver lasciato l'Irlanda non mi fa apprezzare il fatto di essere ancora in viaggio e il "passaggio" in Inghilterra avviene quasi senza "entusiasmo". Guido tutta la giornata e arrivo nel tardo pomeriggio a Folkestone da dove l'indomani con l'Eurotunnel tornerò in Francia.




 Dopo poco più di mezz'ora sono in Francia. Mi dirigo verso Reims per fare una tappa e visitare la famosa cattedrale.








Il giorno dopo, percorrendo le bellissime strade dell'Alsazia, raggiungo Strasburgo dove faccio un'altra tappa ricca di emozioni e cose da vedere. (comunque l'Alsazia meriterebbe un viaggio!)











Anche al ritorno passo per la Svizzera (ormai ho comprato la vignetta!!!) e faccio una sosta a Lucerna per mangiare un boccone e visitare "troppo velocemente" questa bella città.




Le Alpi sono troppo belle e troppo lontane da casa mia per non approfittarne anche al ritorno di fare qualche bel passo, e così ... Passo Flüela,  Passo dell'Umbrail e il mitico Stelvio!






...e per non farmi mancare proprio nulla... Passo Gavia, che mi porta a Ponte di Legno per la penultima tappa di questo viaggio.



Il mattino successivo, passo del Tonale, una rapida puntatina al lago di Garda e poi giù, direzione SUD! Ultima tappa prima di tornare a casa, Lucca e la bellissima abbazia di San Galgano.